16 novembre 2007

Class Action


E' arrivata anche in Italia la "Class Action", ovvero la possibilità da parte dei consumatori di partecipare a cause collettive contro società fornitrici di beni o servizi.
Ma di cosa si tratta? La "Class Action" non è altro che la disciplina dell'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, ed è uno strumento già presente negli Stati Uniti ed in altri paesi europei. La visione del film Erin Brockovich interrpetato da Julia Roberts rende benissimo l'idea di cosa sia la "Class Action".
Naturalmente non l'ha presa bene Confindustria secondo cui "È un atto di grave di ostilità all'impresa che costituirà un nuovo pesante disincentivo a investire nel nostro Paese. È un provvedimento rozzo che espone le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi".
La particolarità di questo emendamento è l'approvazione grazie al voto del senatore di Forza Italia Roberto Antonione, che ha sbagliato a votare dando il via libera alla "Class Action". Antonione ha dato la colpa alla confusione che regna in Aula, magari la prossima volta per aiutarlo gli sarà preparato un pulsante più idoneo.

3 commenti:

duhangst ha detto...

Ho una domanda da porti. Se va bene negli altri paesi, perchè in Italia dovrebbe portare tutti questi svantaggi! Forse perchè dovreanno fare le cose più seriamente?

Vax ha detto...

Guarda, io sono daccordissimo con l'inserimento della "Class Action".

Probabilmente le Società, rappresentate da Confindustria, hanno proprio paura di dover fare le cose nel modo giusto..... anche se nelle dispute molto spesso alla fine vince sempre il pesce grosso (le multinazionali) e non il pesce piccolo (il consumatore).

Una cosa è certa: di svantaggi non dovrebbero essercene per nessuno.

stefano mannacio ha detto...

Quer pasticciaccio brutto della Class Action all’Italiana
Data: 19 Novembre 2007 Argomento: Comunicati, Consumatori e Prima Pagina.

In un recente scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo, avevo stigmatizzato il formulato, poi approvato per errore al Senato, sull’istituzione della class action che pone una riserva quasi esclusiva alle associazioni appartenenti al CNCU. In poche parole si tradisce lo spirito originario della class action americana che dovrebbe, per i successi che ha ottenuto, essere il modello di riferimento, un modello diffuso sul territorio. Con la class action all’italiana si rischia di creare un sistema ”controllato e diretto” dal Ministro dello Sviluppo Economico, che, per legge (art. 136 del Codice del Consumo), presiede il CNCU.

Le imprese non dovrebbero essere preoccupate più di tanto, salvo che il ministro di turno, magari alzandosi male una mattina, non decida di convocare le associazioni per invitarle, magari con la promessa di qualche finanziamento, a ”colpire una azienda per educarne cento”. E’ evidente che i contributi potrebbero essere erogati anche per la ragione opposta! A fronte di tale scenario, le difese “corporative” del provvedimento da parte di Federconsumatori, sembrano surreali come il sostegno, a spada tratta, di Adiconsum e Adusbef, Essendo tutte associazioni appartenenti al CNCU e, guarda caso, strenue paladine dell’indennizzo diretto, comprendiamo benissimo la volontà di sostenere quello che è per loro una specie di ”asso piglia tutto”, come peraltro espresso da alcuni comunicati (qui, qui e qui) dell’ADUC, una associazione fuori dal coro.